Sedute sulla riva di un lago

Heilà meraviglia in vacanza! 🙂

Noi siamo reduci da un bellissimo week-end in cui siamo finalmente riuscite ad incrociarci tutte e quattro e come al solito l’entusiasmo è zampillato ovunque (oltre alle risate sguaiate) e idee pazze sono nate. Speriamo di riuscire a farvene vedere i frutti molto presto!

So che di faticare in questi giorni non se ne parla… e anche la concentrazione è ai minimi storici. Ci sta. Però provate a guardarvi questo video di Mr Spielberg e io prometto che cercherò di essere sintetica.

Il tema riprende molto quello di cui avevamo già parlato settimana scorsa: e cioè del bisogno di rallentare e di fare un po’ di silenzio. Spielberg parla di sogni e di trovare la propria vocazione, ma lo stesso discorso vale per un mare di altre cose… anzi, per praticamente tutto nella nostra vita.

Non è la prima volta che lo dico: io non sono una fanatica dei sogni, non sono una estasiata sostenitrice delle vocazioni totalizzanti. Nel senso che non mi piace l’idea che ci siano dei privilegiati a cui viene donato un sogno, che se lo ritrovano tra le mani e, come se fosse un faro, e lo seguono per tutta la vita ridendo e cantando; tanto che il lavoro non è mai una fatica e tutte le sfide sono un picnic di gioia. E’ una cosa che fa ridere ed è un’idea che può suscitare disagio e angoscia. Ce la rifilano in tanti: la leggiamo in interviste piene di pathos, la vediamo rappresentata in video emozionali. Così che sembra un po’ come come la storia del talento… se ce l’hai sei benedetto, altrimenti bye bye. Non dico che queste persone fortunate non esistano o mentano, ma non sono loro quelle su cui ci dovremmo concentrare. Come al solito l’attenzione va rivolta su noi stesse. Alle volte siamo lì a spaccarci il cervello di domande e di ragionamenti su cosa dovremmo fare, come dovremmo essere, a domandarci dove sia quel qualcosa che ci manca e come fare a trovarlo. E via a mille pensieri su pensieri che sfociano in ansie e sentimenti di inadeguatezza.

Quindi ributtiamo in scena Spielberg con i suoi consigli. Bisogna ritagliarsi delle bolle di pace. Creare degli spazi di silenzio, incominciando dal liberarci di tutto quello che infiliamo nella nostra vita seguendo l’impressione che essere attivi e sempre in moto sia una condizione necessaria e sufficiente. Smettendo di credere che a furia di arrovellarci su una questione, riusciremo a trovare la soluzione. A volte la cosa giusta da fare è sedersi sulla riva di un laghetto, buttarci dentro qualche domanda garbata e aspettare, con stupore, di vedere cosa ne riemerge (sperando non siano i gamberi assassini della Luisiana :P).
Cerchiamo di essere pazienti. Soprattutto con noi stesse. Proviamo ad ascoltare. Ovviamente non c’è da aspettarsi che parta un coro melodioso accompagnato da arpe, che le acque si separino e la risposta emerga con una fontana di arcobaleni. Magari nascerà un’impressione. Magari un’idea un po’ balorda. Un principio sgangherato. Starà a noi seguirlo e vedere dove ci porterà. E’ con l’ascoltare e poi il provare e riprovare… e ovviamente con un po’ di fatica (dopo le vacanze) e poi l’ascoltare ancora, che riusciremo a trovare quella cosa che, come dice Spielbergone bello, fa fremere il cuore.

Ci proviamo? E DAJE!

Buone vacanze da tutte noi!!

Lalla (Fran, Luisa e Irene)

 

 

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