Un bel respiro profondo

Salve gente meravigliosa!

Vorrete scusarmi se ancora una volta parto dalle mie avventure pianistiche per parlarvi di qualcosa.
Chi mi conosce sa che sono un po’ timida e che quindi quando mi trovo al centro dell’attenzione vado in agitazione totale. Non solo divento del colore della lava vulcanica, ma mi copro di chiazze rosse tanto che la gente crede che stia avendo una reazione allergica. Le gioie! Questo comporta che quando mi trovo a lezione di piano e devo riproporre davanti alla maestra gli esercizi su cui mi sono esercitata a casa, le mie mani diventano degli artigli incontrollabili. E meno male che la mia maestra è un vero pezzo di pane! Per fortuna dopo un po’ il grosso dell’agitazione scompare e io ritorno in grado di suonare senza sembrare totalmente spastica (o una che si è grattata tutta settimana senza mai toccare un tasto), ma, inutile dirlo, parte di quella tensione rimane lo stesso incastrata tra le dita.

Così ogni tanto la maestra mi ferma e mi chiede: “Cosa stai facendo? Lo vedi qual è il problema?”
Io la fisso, ebete, senza capire, così lei è costretta a prendermi il polso e a dimostrarmi che è rigido come un palo di legno.
E’ inutile, anche quando penso di essere abbastanza tranquilla e rilassata, spesso c’è una tensione di cui neanche mi rendo conto.

Quello che allora la maestra mi suggerisce di fare è sollevare la mano, riappoggiarla mollemente sulla tastiera suonando una prima nota e poi fermarmi cercando di sentire la tensione che c’è tra le dita. Una volta sciolta la tensione potrò suonare il resto. Ovviamente il processo è leeeeento e a volte va ripetuto e ripetuto, ma se chiudo gli occhi e prendo un bel respiro non posso fare a meno di sentire il punto di blocco e quando lo individuo spessissimo basta quello per farlo scomparire. Com’è naturale poi il suono che ne esce è molto più morbido e decisamente migliore.

E questo mi ha dato da pensare. Nel mio caso mi porta a credere che un simile esercizio potrei applicarlo quando delle particolari situazioni sociali mi mandano nel pallone, anche se forse avrei bisogno di un dispositivo per fermare il tempo e che mi concedesse quei minuti preziosi per dissipare l’agitazione (fuga in bagno strategica? XD). Ma forse con la pratica i tempi potrebbero diminuire sensibilmente fino a diventare quasi un processo spontaneo.
Dall’altra credo che un sistema simile potrebbe essere applicato a praticamente tutto nella vita. E in fondo non è forse quello che viene chiamata consapevolezza… o essere presenti a se stessi? Se quando ci girano le balle a elica, o ci sentiamo inspiegabilmente tristi o irragionevolmente irritati o stanchi o frustrati, riuscissimo a prenderci quei 30 secondi di tempo per percepire la tensione e lasciarla scivolare via, forse saremmo in grado di capire anche da dove nascono quelle emozioni e, nel riconoscerle e comprenderle, riusciremmo a decifrare quello che ci stanno dicendo e perchè ce lo stanno dicendo. E di conseguenza a lasciarle andare.

O andando ancora oltre: quante persone conosciamo che sono completamente ignoranti su alcuni aspetti di loro stessi? Li sentiamo parlare ed è chiaro che non sanno vedere con chiarezza cose di se stessi che agli altri sembrano lampanti. A volte perché preferiscono raccontarsi storie diverse, a volte perché si sono avvolti da soli in tali finzioni (magari che provengono da altri), che non riescono più a scorgere l’evidenza. E se noi stessi avessimo lo stesso problema? Se noi stessi fossimo arrivati al punto dal non percepirla neanche quella tensione (che potrebbe essere sia un disagio, che una spinta verso qualcosa)? Forse il riuscire a fermarci un attimo ad ascoltare davvero potrebbe rivelare cose su di noi abbastanza inaspettate.

E’ ovvio, non sto scoprendo l’acqua calda. Si tratta in fondo una sorta di meditazione o un rivolgere l’attenzione all’interno piuttosto che sempre all’esterno. Un cercare di allontanare le mille distrazioni per cercare quelle tensioni che ci portiamo sempre dietro, magari senza neanche accorgercene e che ci influenzano negativamente (o perchè no, positivamente, se ascoltate).

Voi che dite? Io intanto vado a suonare qualche scala e a sciogliere qualche dito.

E sempre daje!

Lalla (Fran, Irene e Luisa)

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2 thoughts on “Un bel respiro profondo

  1. Lalla tesoro ma come fai? I tuoi post sono sempre di un tempismo perfetto e mi arrivano dritti al cuore manco li avessi scritti dopo una chiacchierata fitta fitta con la sottoscritta…soprattutto in questi ultimi giorni in cui mi arrovello su varie questioni…grazie mille davvero!!!

    P.S. le chiazze rosse sono sempre state anche il mio dramma…non sai quanta gente mi fermava per chiedermi se mi sentissi bene… muahahahhah…che poi che domanda è…ovvio che no!! XD XD

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