Manie di perfezionismo

Ciao gente meravigliosa!

Tornano finalmente sui vostri schermi le avventure di una giovane (??) pianista entusiasta. Vi erano mancate, vero?
Se avete bazzicato il gruppo facebook negli ultimi giorni avrete forse letto l’articolo che ho condiviso l’altro giorno sul perfezionismo e su tutte quelle pare mentali che ci facciamo per via del nostro severissimo giudizio o per la paura di quello degli altri.

Qualche settimana fa vi avevo già accennato ai miei piccoli problemi di tensione alle mani durante le lezioni di piano. Io ne ho di due tipi: quelle naturali che nascono dalla semplice difficoltà di alcuni movimenti complessi che vanno a risolversi da sole con l’esercizio, e poi quelle parkinsoniane, che si presentano ogni volta che devo replicare davanti alla maestra un esercizio provato a casa.

“C’è un po’ di tensione nelle dita.” Mormora la maestra. E poi quando le vede scattare come arti impazziti. “Ma anche quando ti eserciti a casa tremano così?”

Ma grazie al signore no! Mi verrebbe da strillare. Eppure, davanti a lei, ci sono dei momenti che le mie dita tremano così tanto che le articolazioni scattano e io premo tasti a caso. Cioè, da morire dal ridere… se non fosse che è una roba che non sta nè in cielo nè in terra. Qualche settimana fa a lezione la cosa mi ha fatto così uscire di testa che ho rischiato il melt down nucleare. Ho passato il resto della giornata a letto a leggere e frignare. Tanto per intenderci.

Ora, la mia maestra di piano non è un orco. E’ una ragazza adorabile che avrà per lo meno una dozzina di anni in meno di me. Non strilla, non sbotta, non mi molla steccate sulle dita. E’ gentile e paziente. Avete visto il film Whiplash? Bene, nessuno spargimento di sangue è stato richiesto durante le mie lezioni. Quindi insomma… quale diavolo è il motivo che fa tremare le mie mani come foglie secche in mezzo alla tempesta? Razionalmente è chiaro che non esiste nessun motivo di agitazione. Studio molto a casa, faccio progressi e non è che poi sto preparandomi per un tour mondiale. Sono lì per imparare, a chi diavolo importa se manco qualche nota? Senza contare che nel grande schema delle cose cannare qualche nota è il male minore.
Insomma, non c’è alcun motivo di nervosismo, perchè non c’è un pubblico folto ad ascoltare la mia performance di scale, ma una persona che è lì apposta ad aiutarmi a migliorare; non devo prendere voti o superare esami; l’unica spiegazione a tale stupidaggine nervosa è il mio cervello bacato. Non stramazzo certo sotto il bagliore di una rivelazione divina ammettendo di aver sempre sofferto moltissimo il giudizio altrui e in particolar modo il mio. Uno dei motti di mio padre era “Una cosa o la si fa bene o è meglio non farla” e noi sorelle abbiamo pensato bene di applicarla a livelli di nevrosi. Eppure è chiaro che se si aspetterà sempre il momento perfetto, la condizione ottimale e la giusta congiunzione planetaria non si farà mai nulla. E come diceva l’articolo si finirà a precludersi un’infinità di possibilità e a rinunciare a crescite personali importanti.

Il problema è che che pur avendo chiare in testa tutte queste cose, le mie mani si ostinano a tremare. Posso parlarci, prendere grandi respiri, agitarle, ridere disperata. Ma niente. Però l’articolo mi ha anche un po’ rincuorato, perchè dice che è una cosa che si risolve con un vero e proprio allenamento, con tentativi costanti. E io a quanto pare non mi arrendo. Visto che la settimana dopo il melt down nucleare sono tornata a lezione senza morire. Ne verrò a capo? Bè, riuscirci sarebbe un traguardo sensazionale per me.

Se qualcuno ha consigli di qualsiasi tipo è incitato la lasciarli nei commenti. Sono pronta alla sperimentaione selvaggia. Ad offrirmi come cavia per la scienza. Avete superato anche voi situazioni simili? Ci state combattendo? Ditemi, ditemi!

E per intanto un abbraccio parkinsoniano a tutti!

Lalla

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2 thoughts on “Manie di perfezionismo

  1. Lalluzza, ho riso tantissimo, sorry! MA: innanzitutto sono fiera di te, seconda cosa applausi per l’introspezione, terzo.. hai provato con un bicchierino di grappa prima della lezione? XD è l’unica cosa che mi viene in mente, l’alcol dissolve l’inibizione e chiaramente sei troppo inibita. senza esagerare eh..ma magari sbevacchiare prima di andare può aiutarti a creare un precedente rilassato di cui il tuo cervello bacato si ricorderà la volta successiva. Sono seria, lo ammetto 😛 altrimenti non so… meditazione? capocciate al muro? lobotomia?
    io ho superato l’inibizione totale in gioventù dicendomi tanti ‘sti cazzi, ovvero ripetendomi all’ossessione che non succede niente non succede niente nonsuccedeniente.
    Ecco basta ho finito le pillole di saggezza. forse l’alcol è la soluzione migliore 😛

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