Quando il tempo non basta mai

Ciao gente meravigliosa!

Qualcuno ha richiesto una settimana dedicata all’organizzazione, alla gestione del tempo, alla caccia alla procrastinazione. Ci ho riflettuto un po’ sopra, ho letto un po’ di articoli e mi sono ritrovata a scrivere sempre la stessa solfa: to do list, pomodoro, piccole pause, priorità delle task and so on…

Sono cose che tutti abbiamo provato un’infinità di volte. Non è forse così? Liste, bullet journals, schemi, calendari. Si parte in pompa magna, ma nel giro di qualche giorno (se si è fortunati qualche settimana) tutto si schianta e ci si ritrova da capo. Soverchiati dalle mille cose da fare, a scegliere cosa rimandare e cosa no, a sentirsi in colpa, a sbattere la testa sulla scrivania e infine a buttarsi sull’alcol. Giusto?

La prima cosa da considerare è ovviamente il senso di disagio che proviamo ogni volta che ci troviamo in queste situazioni. Nella nostra mente ci sono castelli di cose da fare, che potremmo, dovremmo, vorremmo fare!!!! Siamo mossi dall’idea di fondo che bisogna lavorare lavorare lavorare lavorare! Io per esempio sono una grande fan di quello che chiamo il lavoro da miniera: task davvero idiote che mi occupano in maniera decerebrata e che mi fanno sentire bene solo per il fatto che HO PRODOTTO. Cosa, perchè, con che guadagno (sììì, soldi!!!) sono domande che non mi toccano. Ho fatto qualcosa, quindi sono in pace. Magari ho passato 1000 ore a colorare una cosa BRUTTA che mi viene pagata praticamente in caramelle, ma quando arrivo in fondo io sono in pace.

Eppure allo stesso tempo sogno di lavorare solo 5 ore al giorno. Yeeeh! C’è evidentemente qualcosa che non si incastra bene nel mio cervello.

Ma esistono, lo so perchè li ho sperimentati, dei giorni unicorno: quelli in cui si produce un sacco e che ti fanno esclamare “ma se fosse così tutti i giorni nel giro di un paio di settimane non avrei più nulla da fare!!”. Ma sono giorni rari e solitamente sono quelli in cui Luisa ha fatto una lista di cose che necessariamente vanno fatte entro quel giorno, pena la morte per decapitazione alla Ned. Insomma, è il momento dell’acqua alla gola, quando procrastinare non è più possibile. Ma non si può essere sempre minacciati di morte per lavorare bene.

Quindi io penso che prima di tutto sarebbe il caso di toglierci dalla mente l’impressione (spesso inconscia) che la quantità viene prima di tutto. Che se non lavoriamo fino a tarda sera vuol dire che qualcosa è andato storto, che siamo stati dei culoni. Allo stesso tempo è bene dedicare una buona quantità di tempo ad analizzare seriamente come occupiamo il nostro tempo. Come facciamo a occupare intere giornate che poi ci lasciano la sensazione di non aver fatto niente? Probabilmente ci accorgeremo che non è esattamente vero che non abbiamo fatto nulla, ma che ci siamo impegnati in cose che non ci hanno dato nessuna soddisfazione, che non abbiamo ritenuto davvero importanti per noi (o forse siamo stati tutto il giorno su facebook, c’è anche questa possibilità concreta).

Quello che vorrei riuscire a fare prima di tutto è di levarmi dal cervello tutto quello che vorrei fare, ma che non ha assolutamente senso che io faccia. E’ sicuramente vero che mi piacerebbe imparare a usare i colori ad olio, ma è altrettanto vero che non mi servirebbe ad un fico secco. E’ vero che mi piacerebbe gestire 30 social contemporaneamente, ma se riesco a malapena a gestirne mezzo forse è il caso che scelga quello che mi piace di più e che io lo faccia seriamente e con il cervello. Faccio cose che organizzate meglio mi occuperebbero tantissimo tempo in meno e che se osservate bene potrei anche eliminare alla radice perchè non mi portano nulla, se non grandi frustrazioni. Magari in questo momento gli sto dando un’importanza capitale, ma un’importanza che sulla lunga distanza vale davvero poco.

Ho letto questa intervista a Jonathan Fields e più che l’idea di avere una giornata super strutturata con momenti di mindfulness e minuti contati per guardare il cellulare o le emails, mi è piaciuta l’idea di mettere in to do list una cosa sola davvero importante: una cosa a cui davvero teniamo, che ci emozioni, che ci interessi e che ci faccia sentire bene. E poi, nel tempo restante, se ci stanno, inserire chirurgicamente tutte quelle altre task che di solito ci fanno venire tanta voglia di procrastinare e che ci portano a distrarci in mille modi, riempiendo le nostre giornate di nulla. Forse così anche loro si ridimensioneranno. Se avremo fatto quella cosa importante per noi, sapremo che la giornata non è andata sprecata.

Okay, magari non potremo sempre fare cose belle e che ci piacciono e che sono piene di significato. Ma sicuramente possiamo cercare di mettere più significato e attenzione in tutte quelle che già facciamo.

Sicuramente arriveremo a sera più contenti e più sereni.

E io la mia cosa importante per oggi l’ho fatta 😉 E voi?

Lalla

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