Di come sono riuscita a laurearmi grazie (anche) ad Un Anno di Meraviglia

Ciao, mi chiamo Irene e ho un problema con la puntualità, non finisco mai quello che inizio e sono una procrastinatrice cronica.

Questa sono io, all’incirca un anno fa, all’inizio del 2016. Mi trovo a Pemberley Manor, dalle mie amiche Lalla e Luisa, con noi c’è anche Fran. Stiamo discutendo dei progetti e dei sogni da realizzare per il 2016 e siamo determinate a concretizzarli. Guardo le altre e le vedo decise e proiettate nel futuro, possono fare quello che vogliono, sono libere e super talentuose, vorrei essere come loro, solo che ho ancora la zavorra di questa laurea da prendere che mi impedisce di fare ed essere quello che voglio veramente.

Che sfiga, non è possibile, capitano tutte a me, sono piccola e nera. Ho in testa questa lamentela perenne da un bel po’, va in loop nel mio cervello senza sosta, tanto che non mi rendo conto di quanto sono diventata pesante.

Dopo che ho pronunciato per l’ennesima volta la frase: “Certo, lo farò, ma prima devo laurearmi” le mie amiche mi guardano dritto negli occhi con aria affranta. So che vorrebbero prendermi a sberle, Fran ha il tipico sguardo di chi vuole sputarti in un occhio. So che hanno ragione, perché ripeto questa frase da centinaia di migliaia di anni (*) e non ho mai mantenuto la parola, sempre pronta a tirare fuori qualche nuova scusa. Per fortuna le mie amiche sono abbastanza indulgenti con me, forse perché sono la più piccola o forse perché sono brava a fare gli occhioni tipo Gatto di Shrek, e anche questa volta mi risparmiano la pioggia di schiaffi, insulti e coppe sul collo.

Semplicemente mi dicono: “Senti, impegnati, prendilo come obiettivo per questo 2016, lascia perdere tutto il resto, devi toglierti dai piedi questa benedetta tesi di laurea”. Severe ma giuste.

Nello stesso weekend nasce l’idea di creare un Anno di Meraviglia, decidiamo, pianifichiamo e ci mettiamo in moto. Sì, quelli sono stati dei giorni davvero produttivi.

Torno a casa e il pensiero della tesi mi assilla, ma cerco di temporeggiare, ci sono i disegni di Un Anno Di Meraviglia da fare, bisogna programmare Facebook e Instagram, devo guardare video di gattiny su Youtube, insomma non ho abbastanza tempo per mettermi seriamente a lavorare sulla tesi.

Passano i giorni, le settimane e i mesi. Lalla, Luisa e Fran mi aspettano al varco: “Come va Agh? Come procede? Hai iniziato? Quando scrivi alla prof?” Mi stanno sotto, si interessano e chiedono, so che non mi molleranno fino a quando non inizierò a lavorarci, però io non agisco, il mio problema è ancora lì e mi alita sul collo tanto che arrivo a sognare la mia relatrice persino di notte, mi dice che sono una schiappa, che non riuscirò mai a terminare gli studi e che sarò la fuori corso più vecchia di tutta la storia dell’umanità (sì, sono una vera drama queen, anche nei sogni).

Motivata dai post di crescita personale di Un Anno di Meraviglia, dalle pressioni delle mie amiche, ma soprattutto dagli incubi ricorrenti, decido di affrontare tutto un passo alla volta, prima però devo capire perché in tutto questo tempo ho sempre temporeggiato, trovando una scusa dietro l’altra. È difficile ma individuo delle motivazioni profonde, sono legate a paure, legami e relazioni passate, c’è di mezzo anche la morte prematura di mio papà. Scrivo tutto su un foglio e sulla chat Skype che uso per comunicare con Fran. Le mie paure e scuse, sono lì, nero su bianco, e ora non sono l’unica a conoscerle.

Decido di fare un altro piccolo passo: compro un manuale su come si scrive una tesi, poi un altro: mando una mail alla prof “Cara prof, sono la studentessa che le ha scritto centinaia di migliaia di anni fa, forse, dico forse, non si ricorda di me, ma mi chiedevo se posso ancora scrivere la mia tesi di laurea con lei…” Risposta: “Certo!”. 

Improvvisamente le cose cominciano a ingranare, mi muovo, faccio e concretizzo, la visione di me che mi laureo prende finalmente forma, un passo alla volta.

Nel frattempo il mio cervello continua a remarmi contro, immagino di non farcela, mi dico che non sono capace, che non so scrivere e che andrà tutto storto, come sempre. “Tanto non ci crede nessuno che posso farcela, nemmeno io”.

Mi sforzo di non ascoltare i miei pensieri negativi, e continuo a seguire il piano che mi sono fatta, un passo alla volta vado avanti. Non fila tutto liscio, durante il percorso incontro delle difficoltà, ma ormai sono sulla strada e la macchina è in corsa, col cazzo che mi fermo! (Nel prossimo post magari vi racconterò di quando mi sono messa a urlare a squarciagola, in mezzo alla strada, perché  mi facessero entrare all’archivio del Teatro Olimpico di Vicenza, dato che non hanno installato un campanello, di quando la prof si è scordata di approvare la mia domanda di laurea in tempo e io ho pianto per due giorni di fila, o di quando, alla discussione di laurea, sono arrivata esattamente cinque minuti prima che fosse il mio turno).

Morale della favola: ci ho messo più tempo rispetto al previsto ed è stato impegnativo, ma alla fine ce l’ho fatta: il 7 dicembre mi sono laureata. Ho scritto la mia tesi e sono orgogliosa del risultato, non è perfetto, ma a me piace.

collage
Ebbene si, sono laureata, e c’ho le prove.

Ok, però qual è stato il vero motivo che mi ha spinto a decidere di laurearmi e completare il mio percorso di studi dopo tutto questo tempo?

Forse le pressioni di famiglia e amici? Forse le tasse universitarie che ti ciucciano anche l’anima? Nooo, credo che il vero motivo sia stata l’insofferenza nel sentirmi sempre etichettata come quella che non finisce le cose. Inoltre mi sono accorta che usavo la scusa della laurea per non mettermi mai in gioco sul serio, era sempre un “dopo la laurea farò, quando avrò finito vedrai che…”, peccato che non facevo nulla perché la fine arrivasse. Ecco, ora lo posso urlare ai quattro venti, ho raggiunto il mio obiettivo per il 2016, appena in tempo, ma ci sta. Questo capitolo lo posso tranquillamente chiudere e aprirne uno nuovo!

Ciao, mi chiamo Irene e ho avevo un problema con la puntualità, non ora finisco mai quello che inizio e sono ancora una procrastinatrice cronica (ma ci sto lavorando).

Perché alla fine siamo noi che decidiamo chi vogliamo essere e quale strada vogliamo davvero prendere, non credi?

(*) Mi sono immatricolata nel 2008, sono stata fuori corso per 5 anni. Mi sono laureata in Storia e tutela dei beni culturali (laurea triennale) a Padova, concludendo gli esami più o meno in tempo, mentre ho aspettato a scrivere la tesi circa 3 anni e mezzo. Ho scritto una tesi di laurea su di uno spettacolo del 1968 messo in scena al Teatro Olimpico di Vicenza. Ho sempre fatto la pendolare.

Irene assieme a Lalla, Luisa e Fran

E tu perché continui a rimandare?

Cosa fare se anche tu ti senti bloccata e ti sembra di non riuscire a concludere nulla

  1. Scrivi in grande il tuo obiettivo e attaccalo in un posto ben visibile. Immaginati mentre lo raggiungi, sei felice e soddisfatta. (Io mi vedevo con la corona di alloro in testa, i fiori in mano e un bicchiere di spritz nell’altra, ok era una caraffa di spritz in verità. XD)
  2. Circondati di un team di supporto, delle persone amiche che ti facciano da cuscinetto, senza giudicarti: per esempio noi di un anno di meraviglia siamo qui apposta! 😉
  3. Individua le vere motivazioni che ti tengono bloccata. Quando le trovi non tenerle per te, raccontale ad una persona fidata, vedrai che fuori dalla tua testa, improvvisamente, tutte le paure inizieranno a sgretolarsi.
  4. Comincia da piccole azioni. Suddividi il tuo obiettivo in tanti piccoli gesti concreti da fare subito, non aspettare.
  5. Premiati. E non solo alla fine del percorso. Ogni volta che raggiungi un piccolo risultato gratificati, ti assicuro che te lo meriti!

 

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3 thoughts on “Di come sono riuscita a laurearmi grazie (anche) ad Un Anno di Meraviglia

    1. Grazie Conny! :* Eh si, è stato un percorso un po’ sofferto, ma sono davvero felice dell’esperienza che ho maturato, soprattutto in termini di consapevolezza, nel dire a me stessa “ce la posso fare!” Ti mando un mega abbraccio! ❤

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