Tutto andrà a meraviglia

Nello scorso post ti ho raccontato del mio obiettivo per il 2016, ossia laurearmi, e di come grazie anche ad Un Anno di Meraviglia sono riuscita a realizzarlo.

Ti avevo promesso un post con un riassunto di tutto quello che mi è capitato mentre scrivevo la mia tesi ed eccolo qui (è lunghissimo, ma è l’ultima volta in cui ne parlo, giuro, croce sul cuore! :P).

Sono passate due settimane dalla discussione di laurea e ora riesco a mettere a fuoco e a realizzare tutto il percorso che ho fatto. Le mie amiche Fran, Luisa e Lalla lo sanno: questo percorso è stato sofferto e difficile da affrontare per me, ma il più delle volte è stato anche totalmente assurdo, tipo così.

In alcuni momenti mi sono sentita davvero messa alla prova, per questo ho deciso di condividerli con te: spero che serva a strapparti un sorriso e a farti vedere che anche se sei una bacucca* come me, se ci metti tutta te stessa e ci credi a bombazza, tutto alla fine va per il verso giusto. Sono riuscita a fare cose che non credevo di saper fare, ho superato le mie paure e ora mi sento molto più sicura di me.

Difficoltà N. 1: niente campanello

Ho scritto una tesi di laurea su di uno spettacolo del 1968 messo in scena al Teatro Olimpico di Vicenza, che è un luogo teatrale meraviglioso, e se non l’hai mai visto ti consiglio di andare a farci un giro al più presto, ne vale la pena.

L’archivio del Teatro non è organizzatissimo, ma il personale è super gentile, e l’archivista avendomi vista con gli occhi a cuore mentre sfogliavo i documenti e le foto dello spettacolo, ha deciso di invitarmi il giorno successivo al deposito del Teatro, dove si trovano tutti i costumi di scena degli spettacoli, Megawow!

Il giorno del fatidico appuntamento mi dirigo bella e baldanzosa verso il deposito, ma riesco a fatica a trovare il posto, non c’è il numero civico e neanche una piccola insegna. Magicamente, passando su e giù per la millesima volta lungo la via, sento da una finestra la voce dell’archivista che parla con il segretario. È lui, l’ho trovato, felicità! Ma l’entusiasmo si spegne velocemente quando mi accorgo che la porta  è chiusa e non c’è il campanello. Busso come una indemoniata sperando che mi sentano e qualcuno mi apra. Zero. Disperata, comincio a pensare cosa fare, ma non mi viene in mente nulla. E siccome sono una che tende a vedere il bicchiere mezzo pieno (sono ironica), comincio a dirmi che è un segno del destino, che è meglio se vado via, pazienza, e chi li vuole vedere i costumi di scena degli spettacoli del primo Novecento? Mi incammino verso la macchina, anzi scappo, scappo a gambe levate. È una sensazione familiare per me nei momenti di difficoltà, mi è capitato un sacco di volte durante gli appelli degli esami in cui avevo studiato molto ma per paura di fallire miseramente avevo deciso di ritentare, non si sa bene quando.

Sono quasi arrivata alla macchina quando mi dico: “Eh no, porca pupazza! Non finirà come tutte le altre volte, un modo per entrare lo trovo!” Torno di gran carriera al deposito, raccolgo tutto il fiato che ho in corpo e comincio ad urlare a squarciagola in mezzo alla strada: “Stefaaaaanooooo, Stefaaaaanoooo, Steeeeeefaaaaanooooo!!”. Stefano, il segretario dell’archivista, butta fuori la testa dalla finestra e mi vede, mi vede! Finalmente il mio nuovo Best Friend ForevaH Stefano mi apre la porta, vittoria ragazzi, vittoria! Sudata, rossa come un pomodoro e con gli occhiali appannati finalmente entro e dico: “Scusi il ritardo professore, sono qui per vedere i costumi di scena.” Yesss. 10 punti per me.   

Difficoltà N. 2: trova l’email

Al deposito del Teatro incontro un altro professore che mi suggerisce di contattare il regista dello spettacolo su cui voglio scrivere la tesi. Il regista si chiama Gianfranco De Bosio ed è uno dei registi teatrali più famosi dei nostri tempi, è un signore di 92 anni arzillo e vivace.
“Scrivigli, vedrai che sarà contento di essere intervistato!”
“Fantastico” mi dico, e torno a casa con la mail di De Bosio scritta su un pezzetto di carta. Ci metto due giorni a scrivere la mail giusta, per presentarmi come si deve e per essere preparata al 100%. Mail finita, invio e mi premio con un bel tè. Dopo un po’ torno al pc e mi accorgo che la mail è tornata indietro perché l’indirizzo è stato disattivato. “Ma perchééé!!”

Non posso scrivere al prof perché era convinto di avermi dato l’indirizzo giusto. Allora faccio quello che mi dice sempre la mia amica Fran: “Cercalo su Google”. Questa frase mi ha cambiato la vita e credo che me la tatuerò da qualche parte un giorno.

Niente, non trovo nessun indirizzo mail, però trovo l’indirizzo di casa di De Bosio, così nel frattempo lascio libera la stalker che è in me e lo spio da Google Maps.

Ultima possibilità: telefonargli. Ho il suo numero, ma sono troppo paurosa per prendere in mano la cornetta. Improvvisamente, mi viene un lampo di genio: proverò a scrivere tutti gli indirizzi mail possibili, fino a quando non indovinerò quello giusto. La lista è lunghissima e anche divertente da scrivere, “riuscirò a contattarti, DeB!” mi dico.

Alcuni indirizzi random:

gianfri@gmail.com

Debby24@libero.it

GianfrancoAmaIlTeatro@yahoo.it

Attendo qualche giorno e poi eccola lì, la mail di risposta: “Signorina Agh, accolgo con simpatia la sua tesi, la aspetto per un’intervista a casa mia. Gianfranco De Bosio”. Yeeeeessss!! 20 punti per me.

Difficoltà N. 3: scadenze

Per la domanda del libretto ci sono delle scadenze. Per verbalizzare gli esami ci sono delle scadenze. Per approvare la domanda di laurea ci sono delle scadenze. Purtroppo è capitato che io per paura di scassare troppo la mia relatrice non le ho ricordato abbastanza quali erano le mie scadenze. E lei si è scordata di approvare la mia domanda di laurea in tempo. Non racconterò dei momenti di ansia, panico e dei refresh continui della casella mail durante l’ultima mezzora utile per presentare la domanda di laurea. Non racconterò delle chiamate alla prof, che non rispondeva, durante gli ultimi cinque minuti utili per iscriversi. Non racconterò dei singhiozzi quando mi ha richiamato e il tempo utile per presentare la domande era passato da mo’. Situazione: io disperata, prof risoluta. Ha smosso mari e monti ma alla fine è riuscita a iscrivermi lo stesso, io però per il nervoso ho pianto per altri due giorni. Bene, ma non benissimo. 10 punti alla prof e 0 per la piagnucolosa Agh.   

Difficoltà N. 4: arriva in tempo

Alla fine, incredibile ma vero, è arrivato anche il giorno della mia discussione di laurea, per una serie di motivi però, sono arrivata appena in tempo, cioè cinque minuti prima che fosse il mio turno di parlare davanti alla commissione. I motivi? Ritardi dei parenti, mia superficialità, strada sbagliata più e più volte, traffico ecc.. Incredibilmente non ero agitata né preoccupata, continuavo a ripetere dentro di me questa frase: “Tutto andrà a meraviglia” e così è stato: poco prima, ma sono arrivata, e poi non ho nemmeno avuto il tempo di agitarmi! 10 punti per me.

“Tutto andrà a meraviglia” è una frase che nella mia famiglia si ripete spesso, perché è tratta dal cartone Disney Aladin, di cui tutti noi siamo fan sfegatati. È la frase pronunciata dal cattivo più cattivo di tutti, cioè Jafar, (hai capito ora perché tutte queste gif a tema? XD) e in questa occasione e durante tutto il percorso che mi ha portato a raggiungere il risultato che mi ero prefissata, è stato il mio mantra, facendomi restare calma e lucida e aiutandomi ad andare oltre le difficoltà.

Cosa ho imparato da queste situazioni tragicomiche:

  1. Di figure di merda non è mai morto nessuno: qual è il peggio che può capitare? Una brutta figura? Beh, allora direi che è proprio il caso di buttarsi, non preoccuparti, tutto andrà a meraviglia.
  2. Sei più sveglia e creativa di quello che credi. Le situazioni difficili spingono il nostro cervello a trovare soluzioni, abbi fiducia in quello che puoi fare, tutto andrà a meraviglia.
  3. Stare calmi è il miglior modo per agire e restare lucidi. Respira. Tanto in qualche modo tutto si risolve, o meglio, tutto andrà a meraviglia. 😀

A presto, Irene assieme a Fran, Luisa e Lalla

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