Di paure e meditazione

Qualche tempo fa Lalla mi aveva lanciato un articolo che parlava delle paure che conteneva una specie di sfida su come liberarsene. Siccome mi ritengo una persona un po’ ansiata e con qualche paura qua e là (giusto qualcuna…), la cosa ha subito destato la mia curiosità. L’articolo proponeva un esercizio semplice da svolgere ogni giorno per 5 minuti per liberarsi dalle paure e così mi sono detta: “perché no?”. Ho inserito in Habitica la daily “meditazione paure” e mi ci sono applicata.
Eccomi qui, quindi, a raccontarvi com’è andata.

Con impegno ho seguito questo metodo per diversi giorni, metodo che consiste semplicemente in una “meditazione” di 5 minuti, dove i primi 3 minuti sono impegnati dalla rievocazione della paura, delle sensazioni corporee che suscita, dei sentimenti e stati d’animo che si percepiscono. I seguenti 2 minuti sono rivolti a guardare queste paure con indulgenza, dolcezza e compassione. Mentre l’ultimo minuto è invece dedicato all’auto apprezzamento “È vero che ho queste paure, ma sono brava a fare questo e quello

Tanto è stato scritto e ne abbiamo parlato anche qui sulla Meraviglia di cosa le paure ci facciano e non ci facciano fare. Sono dei limiti, qualcosa che ci blocca: restringono il nostro mondo e il nostro campo visivo e d’azione. Le abbiamo costruite negli anni alimentandole, a volte scordandole, anche se loro continuano a influenzarci.
Non parlo di fobie (quelle sono irrazionali e più profonde), ma di quelle ansie e timori che ci accompagnano qui e là nella nostra vita: paura di non essere abbastanza, paura di viaggiare, paura di parlare con gli altri…
Ma perché proviamo queste sensazioni? Sono dei meccanismi di autodifesa. Ci vogliamo difendere, proteggerci da ciò che potrebbe farci male, da situazioni che in passato ci hanno messo in difficoltà o che pensiamo possano potenzialmente farlo. Ma siccome (scopertona!) viene tutto da noi, c’è sicuramente un modo per venirne fuori.

Io ci ho lavorato seguendo quei cinque minuti di meditazione e sono soddisfatta del risultato anche se, devo ammetterlo, non è bastato a cancellare le mie paure.
E voi direte… e allora che cosa ce lo dici a fare? Un attimo di pazienza!

Ho acquistato innanzitutto consapevolezza.

All’inizio mi sono esercitata un po’ a casaccio su una serie di paure che avevo: un giorno per ciascuna, mossa dall’impazienza di vedere che succedeva. E come prima cosa ho scoperto di avere tante belle ansie.
Non che prima non sapessi di averle, ma sperimentarle una dietro l’altra (in una situazione “controllata”) mi ha fatto effetto e mi ha fatto prendere coscienza vera di tutti i limiti che mi auto impongo.
Proseguendo nella pratica, ho poi deciso di sceglierne una in particolare, forse quella un po’ più limitante e così mi sono concentrata sulla mia “ansia da viaggio”.
Non è che questa ansia mi impedisca di viaggiare, ma sicuramente incide molto sull’opinione che ho del “viaggiare” che per me, lo ammetto, risulta una gran fatica!
Mi preoccupa quasi tutto. Anche cose che non avrebbero motivo di farlo (tipo controllo 1000 volte i biglietti e il portafoglio che ho messo in tasca e che comunque sono sempre lì) e tutto è come una faticosa corsa a tappe per arrivare in fondo e raggiungere il meritato premio di tornare a casa. Capisci? Proprio una goduria, eh!
Quando invece viaggio in compagnia e non ho tante responsabilità e preoccupazioni, la cosa risulta più piacevole. Il che mi ha dato da pensare.

Così diligentemente ho immaginato di partire, di prendere un aereo, o qualsiasi altro mezzo di trasporto, e ho cercato di rievocare le sensazioni fisiche che in genere provo.
E puntuale quel senso di vaga nausea e stretta alla pancia si è presentata. Proprio lì si presenta il conto di tutte le mie ansie, sul mio povero colon, rattrappito e dolorante.
Le prime volte che ho applicato l’esercizio mi sono sentita un po’ a disagio per le sensazioni e la precisione con la quale riuscivo a rievocare il tutto, ma con il passare del tempo mi sono resa conto che era sempre un po’ più difficile richiamare quelle sensazioni con così forte intensità. Scoprire “razionalmente” i meccanismi che generavano le paure e i sintomi fisici, mi ha reso consapevole delle loro dinamiche con il risultato che non mi agitavano o scuotevano più come all’inizio.

Quando ho affrontato infine un viaggio posso dire che l’ansia era diminuita; in un certo senso mi ero abituata a quelle sensazioni e conoscendone i processi sono riuscia a tenerle a bada e ad arginarle.

Ho esercitato la compassione e l’indulgenza.

Verso me stessa, cosa che non fa mai male. Mi sono ritrovata a pensare con tenerezza ai pensieri e ai meccanismi e che metto in atto da sola per cercare di proteggermi dall’insondabile imprevidibilità della vita. A quanto questa fatica e questa sofferenza siano più deleterie della paura stessa. Sono proprio una “cucciola balorda” mi sono detta, e ho imparato anche che le paure hanno due grandi basi:

– paura sul futuro e sul non-controllo della nostra vita
– paura dell’opinione degli altri.

E anche questo, in un certo senso, chiarisce ancora un po’ di più quel che c’è dietro a quello che pensiamo essere così irrazionale e incontrollabile.

Ma non era abbastanza.

Tuttavia le mie paure erano ancora lì. Ho capito le dinamiche,  ho familiarizzato con esse, le ho  comprese razionalmente, ma l’esercizio praticamente provocava una semplice desensibilizzazione ai loro effetti.
È un bel passo avanti rispetto a prima, ma io non sono soddisfatta. Voglio andare più a monte del problema.

Non è il viaggiare il vero problema (ovviamente), ma il pensiero.

L’ansia viene generata dal pensiero  e dall’anticipazione del futuro che costantemente ho nella testa: “ah, questo potrebbe andare così se faccio cosà… chissà che dirà quello o questo…”. Mi sono accorta che questa voce è più o meno sempre inesorabilmente presente nel mio cervello e ha i suoi picchi “speciali” nelle occasioni un po’ più impegnative, come ad esempio in viaggio.

Così ho pensato che dominare e calmare i pensieri avrebbe potuto aiutarmi davvero e perciò il passo successivo è stato naturale, ovvero il ri-interessarmi per l’ennesima volta alla meditazione più pura.
I miei tentativi precedenti erano stati molteplici tra meditazione tradizionale, mindfulness e varie con risultati piuttosto scarsi e frustranti e conseguente abbandono quasi immediato della pratica.
Ma questa volta, mettendo un po’ insieme tutte le esperienze passate, finalmente sono riuscita ad essere costante e i risultati li ho percepiti distintamente fin dalle prime volte.
Il volume, l’intensità dei pensieri è diminuita. La mente si è un pochino svuotata e non ho più quell’ansia pressante che nasce dall’idea di dover controllare mille cose tutte insieme. Il multitasking, che prima mi affliggeva come una piaga (nel senso che iniziavo 100 cose insieme e le facevo male stancandomi il doppio), è gradualmente diminuito. Quindi la mia capacità di concentrarmi su una cosa alla volta è aumentata. Le preoccupazioni piccole che costellavano la mia giornata sono scemate e ora consumano molto meno le mie energie.

Tutto questo si riassume in una tranquillità di fondo generale molto più riposante per il corpo e la mente e che mi permette di avere molta più voglia di fare e di sperimentare novità e affrontare con più energia le cose che mi fanno paura.
Banalmente nel fine settimana sono andata al museo del Novecento a Milano decidendolo in soli 5 minuti, preparandomi in altrettanti e partendo di volata. Cosa che prima sarebbe stata per me impensabile senza prima una debita preparazione mentale 😛

Che vi devo quindi dire? Meditate gente, meditate! I risultati si vedono!

Se volete provare a lanciarvi senza aver mai prima provato, vi consiglio la meditazione guidata di Headspace per apprendere i rudimenti e il metodo (purtroppo è solo in inglese).

Luisa, Lalla, Fran, Irene

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