Minimalism: tieni stretto quello che conta e il resto #CIAONE

Care meravigliose,
qui sul nostro gruppo ci siamo spesso confrontate su come vivere in modo più etico e  come avere cura dell’ambiente e del mondo che ci circonda.
Il rispetto per queste cose è un valore in cui noi crediamo molto ed è anche per questo che un documentario come “Minimalism” (disponibile su Netflix) ci ha subito attirato (grazie Marta per averlo suggerito!).
Nonostante parli del mondo americano, molto più consumistico di una nostra Italia, il documentario è pieno di spunti interessanti su cui riflettere: tratta il vivere eticamente, il cercare in prima persona di cambiare le cose e offre una riflessione sulla vita nella sua complessità e nelle sue ramificazioni.

Quella sensazione di inadeguatezza che siamo spinti a provare

Se guardiamo la TV con tutte le sue pubblicità (per non parlare di film e telefilm) con un occhio critico, notiamo come il messaggio che viene passato in modo martellante è che bisogna avere questo oggetto o quello stile di vita per sentirsi davvero bene. Per essere felici.
C’è la prova costume, c’è da mettersi a dieta dopo le feste, non si è abbastanza magre per quel vestito, bisogna guadagnare di più per avere di più, perchè nel giro di un mese il pc è obsoleto, il cellulare è vecchio, i vestiti non sono più di moda.
E per avere bisogna spendere, e per spendere bisogna guadagnare e porca pupazza che palle, non ce li ho 800 euro per il Samsung P617361, non li ho 3000 euro per rifarmi la casa come la vedo sul catalogo Ikea!
E quello che rimane è un senso di inadeguatezza dilagante.

Comprare e avere per essere felici

Fin da piccoli ci convincono che se non hai questo o quello sei sfigato (vi ricordate le mode di quando andavamo a scuola?) e via via crescendo, con cellulari, macchine e stili di vita, alzano sempre più il tiro, tanto che il bisogno di possedere non ha mai fine.

Prendiamo l’esempio dalle case Pinterest o IKEA. Chi non è affascinato dalle case luminose tutte bianche con il legno chiaro, curate nei minimi dettagli oppure da quelle tutte vintage che spopolano su Pinterest?

Santo cielo, sfido chiunque a non pensare che in una casa del genere si possa vivere una vita migliore: lo stile coeso, i colori tenui, gli oggetti naturali, l’ordine degli spazi. Razionalmente so che non è vero, ma una parte di me crede davvero che dovrei avere una casa così, proprio uguale a quella delle foto.
Mi rendo conto che è solo un’idea quella che mi affascina e che se la vivessi davvero probabilmente la detesterei (oddio fare la polvere con tutti qui soprammobili XD).

Prendiamo le pubblicità dei profumi. Una volta ho letto un articolo che le analizzava e le smembrava facendone emergere la loro essenza che era più o meno questa: se metti il nostro profumo vivrai passioni sfrenate, avventure di una notte, sarai bello e ricco.
Figuriamoci, c’è addirittura un deodorante che ti promette di darti la libertà di essere quello che sei per 48h. Avvanti!

Lo so, è marketing e per carità non siamo così ingenui da non capire che i pubblicitari fanno il loro lavoro, ma la mole di questi messaggi è tale e così massiccia che è difficile rimanerne completamente immuni.

Ma ci siamo mai chiesti di cosa veramente abbiamo bisogno?

Tutti questi messaggi ci confondono. Distorcono ciò che per noi vale, l’opinione che abbiamo di noi stessi e il nostro personale concetto di felicità.
Il suggerimento che ci da il documentario è quindi quello di pensare a vivere meglio con meno.
Non si parla di vivere da eremiti in una caverna e di rinunciare a tutto, ma di fare una seria riflessione su cosa sia per noi importante davvero e su cosa invece riteniamo (erroneamente?) significativo solo perché sono gli altri a dircelo.

Se la tua collezione di libri ti da gioia ed è una delle cose più preziose per te è, giusto che tu la conservi e non te ne sbarazzi, ma la maglia che hai nell’armadio e che non hai mai messo e che hai comprato solo perché costava cinque euro dovrebbe farti riflettere. Ne avevi proprio bisogno? E’ un oggetto che ti da gioia o che ha arricchito la tua vita?
Inoltre, considerando il non affatto trascurabile aspetto ecologico, cosa ne sarà di quell’oggetto che non ti serviva? Chi si occuperà del suo smaltimento? Quanto contribuirà ad aumentare la spazzatura che inquina il pianeta?

Tante volte viviamo così inconsapevolmente le nostre vite che non ci fermiamo a riflettere sulle nostre azioni e diamo per scontato di star agendo liberamente quando in realtà non lo stiamo facendo affatto.

Per esempio io e Lalla abbiamo dei parenti, come ne avrete tanti anche voi, che pensano che noi “non lavoriamo” poichè non abbiamo un ufficio o degli orari fissi. E a volte intimamente ci scopriamo a desiderare di prenderci delle piccole rivincite, sfoggiando per esempio una bella macchina costosa o concedendoci delle spese esose.
E’ una cosa che effettivamente potrebbe darci una certa soddisfazione, ma che tipo di soddisfazione? Che importanza avrebbe considerato che del loro parere in effetti non ci importa un fico secco? Ma soprattutto, che valore potrebbe dare alle nostre vite il mostrare agli altri che abbiamo raggiunto un successo economico?

Iniziamo ad accorgerci di tutti i meccanismi per poi disinnescarli.

E’ quindi da una semplificazione che si parte. Da un eliminare il superfluo per arrivare al nocciolo delle cose.

Quante cose abbiamo comprato solo per ricompensarci o per consolarci, per mostrare agli altri che valiamo qualcosa, per noia o perché tutti gli altri le hanno e non vogliamo sentirci lasciati indietro? E quello che ci circonda tutti i giorni, a cui magari non prestiamo molta attenzione, che significato ha davvero per noi?
Nella semplificazione quello che per noi ha davvero importanza inizierà a spiccare sul resto.

Il documentario Minimalism è un interessante punto di vista che spinge a riflettere su numerosi aspetti della nostra vita e che, nel raccontare la storia di molte persone che hanno abbracciato questa filosofia di vita, ci fa immaginare come sia possibile vivere meglio con meno.
Praticare un po’ di minimalismo è alla portata di tutti e secondo me può essere utile per aumentare la consapevolezza su noi stessi, sui meccanismi che ci circondano e quello che ci influenza. E dalla consapevolezza, lo sappiamo, possono derivare scelte più libere.

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