Il principio 80/20. Il segreto per ottenere di più con meno

Cara meravigliosa, torniamo con una nuova recensione. Oggi ti racconto di questo libro:

Il principio 80/20. Il segreto per ottenere di più con meno – di Richard Koch

Da tempo volevo leggerlo e, dato che lo abbiamo messo nella lista dei 52 libri da leggere nel 2017, ho approfittato per rimandare la procrastinazione (ah ah) e leggerlo per fare la recensione per te.

Innanzitutto: questo non è un libro da leggere prima di andare a dormire, a meno che i manuali non ti concilino il sonno. Ho iniziato questo libro pensando fosse più leggero, più facile da leggere e anche più veloce. Invece è lungo, luuungo! A tratti pesantino. E poi c’è il classico stile americano, per cui le cose vengono ripetute più e più volte, che alla fine mi veniva voglia di urlare a Richard (Koch – l’autore) OK, HO CAPITO, E ALLORA? DAI, AVANTI, DAI!

A parte ciò: questo libro è utile o no? E di che parla? Vediamo.

Cos’è il principio 80/20?

Il principio 80/20 – conosciuto anche come principio di Pareto, economista italiano – dice: “la maggior parte degli effetti è dovuta a un numero ristretto di cause”. Pareto arrivò a formularlo osservando che la maggioranza della ricchezza è nelle tasche di una minoranza. Lo sapevamo, no? Però Pareto fu il primo ad accorgersi di questo squilibrio, studiando i dati dell’Inghilterra vittoriana, e non solo: si accorse che questo pattern si ripeteva nella storia e anche in paesi diversi. Non solo, scoprì anche che questo sbilanciamento era nella proporzione 80/20 (80% della ricchezza nelle tasche del 20% della popolazione). Pareto si fermò lì, ma altri dopo di lui continuarono a studiare questo principio, scoprendo che è applicabile a praticamente qualsiasi fenomeno economico. L’autore del libro prova a trasformare questa legge in uno strumento sia per il business che per la vita di tutti i giorni.

80/20 nel business

Metà libro è dedicata a spiegare come applicare questo principio alle attività economiche. Koch presenta un sacco di casi studio di aziende ed esempi su come potrebbero trarre vantaggio dall’usare 80/20 nelle strategie di produzione, vendita, commercializzazione, project management, e via dicendo; il libro è stato scritto negli anni ’90, per questo risente di informazioni e mentalità un po’ datate.
Le informazioni importanti di questa parte secondo me sono poche, e solo se anche tu hai un business, seppure piccolino: ho trovato infatti interessante l’idea che l’80% degli introiti possano derivare dal 20% dei prodotti e quindi, come suggerisce l’autore, l’utilità di concentrarsi su questi a scapito degli altri. Ha senso, no? Perché disperdere le energie? La maggior parte delle attività però non seguono queste regole.
Il problema è che, come spiega lui, il principio 80/20 è contro-intuitivo: siamo portati a pensare in maniera lineare e ad aspettarci i risultati secondo un processo di causa-effetto che raramente si verifica. Se hai un piccolo business ti sarai trovata a pensare: se aumento l’offerta di prodotti, aumenteranno le vendite (eh no), se mi rivolgo a tutti, avrò più possibilità di raggiungere le persone giuste (eh no), se spendo più tempo a fare promozione, la promozione sarà più efficace (eh no). Purtroppo non funziona così, le variabili in gioco sono tante e spesso rispondono a leggi che non possiamo capire. Il libro spiega perché e percome il principio di Pareto può aiutare le aziende a fare delle scelte che portino a dei risultati eliminando il bias della linearità. Mi spiace ma dovrai leggertelo per sapere tutto perché davvero è tanta roba. Ammetto che a tratti mi è parso tutto troppo fumoso, però magari sono io che quando si parla di dati, analisi & co ho uno spegnimento automatico del cervello. Magari tu avrai più fortuna!

80/20 nella vita

La seconda parte del libro è dedicata a suggerire applicazioni del principio di Pareto alla vita di tutti giorni. Come sfruttare meglio il tempo? E come migliorare la qualità della vita? Come ottenere più risultati con meno sforzo? Koch abbandona l’approccio pseudo-scientifico della prima parte del libro, perché è difficile raccogliere dati sulla felicità. A questo punto bisogna un po’ fidarsi di lui, perché dice che di gente ne ha studiata tanta e i suoi consigli sono frutto di queste osservazioni.
Cosa ci dice? Innanzitutto che dovremmo adottare il “modo di pensare 80/20” per ogni aspetto della nostra vita: per le scelte lavorative, per quelle in ambito amoroso, per come scegliamo le persone di cui circondarci, per come dovremmo investire i nostri soldi; sfocia nel filosofico con un’analisi molto interessante sulla gestione del tempo. Questa parte mi è piaciuta molto: dice che invece di vivere il tempo come una risorsa, sempre a lamentarci di non averne abbastanza per fare tutto quello che dobbiamo fare, dovremmo viverlo come un ciclo che si autorinnova: il tempo non è qualcosa che possiamo “perdere” perché è sempre lì, che va e che torna. In quest’ottica siamo noi che cambiando prospettiva ci possiamo accorgere di quanto ne abbiamo in abbondanza e in questo modo rallentare la nostra vita frenetica e affannata per fermarci a pensare. In queste parentesi di riflessione (che prendono il 20% del nostro tempo), secondo Koch, nascono le idee vincenti, quelle che ci permettono di realizzare quell’80% che ci serve per vivere meglio ed essere più felici.
“Il principio 80/20 tratta il tempo come un amico, non un nemico. Il tempo andato non è tempo perso. Il tempo tornerà sempre di nuovo. Ecco perché ci sono sette giorni in una settimana, dodici mesi in un anno, perché le stagioni tornano ancora. […] È il nostro uso del tempo, e non il tempo stesso, che è il nemico.*”
Tra consigli su come concentrarsi sulle attività che contano per te, in ogni ambito, su come cambiare il proprio stile di vita per accomodare il principio e come il principio stesso serva per capire se si sta vivendo la vita che vorresti, questa seconda parte scorre via veloce. Certo ci sono ancora inutili ripetizioni ma si può sempre saltare qualche riga, no? *ehm*.
(*traduzione approssimativa, il mio libro è in inglese).

In conclusione

Secondo me è un libro da leggere, perché ha un approccio diverso ai diversi ambiti della vita: fare business, gestire il tempo, fare soldi. La prima parte la puoi tranquillamente saltare, o leggere velocemente, la seconda è piena di consigli che possono esserti utili perché, principio di Pareto a parte, sono pieni di buonsenso. Questo libro forse non ti cambierà la vita ma spero che potrà darti ottimi spunti di riflessione.
Tu lo hai letto? Hai intenzione di leggerlo?
Fran, Luisa, Irene, Lalla

Felicità: un orto sul balcone

Ciao gente meravigliosa!
Questa volta volevo cercare di coinvolgervi in qualcosa di davvero speciale, che noi amiamo particolarmente e che pensiamo tutti dovrebbero provare a fare, almeno una volta nella vita. Che ne direste di provare a coltivare un mini orticello? E mangiarne i frutti?
È una cosa che possono fare tutti, nel loro giardino o nei vasi sul balcone, e non c’è pollice nero che tenga, si può fare! 🙂

Io e Lalla abbiamo la fortuna di vivere in un posto davvero meraviglioso, tra il verde e la campagna. Nostra madre ci ha trasmesso l’amore per le piante e da piccole abbiamo, da che io ricordi, sempre trafficato con fiori, terra e orto, imparando i nomi di piante ed erbe.
Questo amore è cresciuto con noi negli anni e, diventate grandicelle, abbiamo iniziato a coltivare il nostro orto personale (si, uno a testa). I nostri cavalli di battaglia sono porri, zucchine e pomodori, ma ci piace sperimentare anche con varietà strambe di cavoli e insalate. Adoriamo scovare semini di varietà particolari e piantarli con risultati sorprendenti.
È un lavoro di pazienza e dedizione dove il tempo è scandito dalla cura e dall’amore per quello che stai coltivando.
L’aglio per esempio, lo si interra a novembre e lo si cura per tutto l’anno fino a luglio. Secca tutta l’estate prima di poterlo cogliere e vedere cosa è successo sotto la terra. Ma alla fine che soddisfazione! 🙂 Ed è questo che poi cambia anche il modo in cui lo si gusterà e lo si cucinerà.

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6 abitudini per essere felici

Ti sei mai chiesta cosa sia la felicità? E come si fa ad essere felici? Io me lo sono chiesta tantissime volte nel corso della mia esistenza e, come per le domande migliori, la risposta che mi sono data ha continuato a cambiare nel tempo.

Da qualche anno a questa parte mi considero una persona felice, ho smesso di sperare di svegliarmi un giorno e di incontrarla questa felicità, di fare un passo e cascarci dentro, di raggiungere un punto nello spazio-tempo e trovarmela davanti.
La mia felicità è iniziata quando mi sono resa conto che la felicità è uno stato mentale, un atteggiamento, un’abitudine, insomma qualcosa che dipende da noi, che va coltivato ogni giorno e non è qualcosa che ci accade grazie a fattori esterni per noi imponderabili e imprevedibili.

Se cerchi degli aforismi sulla felicità, vedrai che tantissime persone hanno detto la propria in proposito, ognuno ha la sua idea, e chi può dire quale sia quella giusta?
Chi ha ragione tra Émile Zola (La felicità per noi poveretti sta solo nell’umiltà e nell’ubbidienza) e Ambrose Bierce (Felicità (s.f.). Gradevole sensazione suscitata dalla contemplazione delle miserie altrui)? O tra Jorge Luis Borges (La felicità è il fine di se stessa) e Giorgio Albertazzi (La felicità più che altro è un desiderio, è un’utopia)?
Probabilmente nessuno, o forse tutti: ognuno decide della propria felicità. Personalmente condivido quanto detto da Annabel Buffet: “Felicità? Una piccola incombenza giornaliera da curare come faresti con un giardino“, perché credo, come dicevo prima, che essere felici è questione di abitudine.

Forse non è nemmeno così importante definire cosa voglia dire “felicità”, perché l’importante è che tu sia felice, no?
E come si fa? A quanto pare ci sono stati studi in proposito che hanno evidenziato quanto delle piccole azioni quotidiane servano per aumentare la felicità.
Chiamiamoli dei life hacks, chiamiamoli delle sane abitudini, chiamiamoli come ci pare, di fatto ora ti sparo la mia lista di piccole cose da fare ogni giorno per essere felici.
Più farai queste cose più il tuo cervello si abituerà a queste sensazioni e di conseguenza ti darai l’opportunità di provarle più spesso, aprendo la tua mente alla tanto agognata felicità.

1. Compi atti di gentilezza

Ci sono studi che lo dimostrano, ma noi meravigliose non ne abbiamo bisogno, lo sappiamo già, perché nel gruppo su Facebook ci aiutiamo a vicenda, ci sosteniamo e questo fa bene all’anima. Se ancora non lo hai fatto, vieni nel gruppo, rispondi ai commenti, dì una parola gentile alle colleghe meravigliose e vedrai che, anche se la giornata è bruttissima, ti sentirai un po’ meglio.

2. Ridi spesso

Ok questo è un mio trucchetto per ovviare ai periodi di m. Quando mi sento giù, vado alla ricerca di risate, perché ridere fa stare bene (nel cervello viene rilasciata la dopamina che provoca un senso di piacere) e a volte ho notato che farsi una risata svolta davvero la giornata.
Se non hai nessuno divertente a portata di mano, vai di commedie o sitcom! Netflix ci salverà dalla depressione!
Se hai un’amica simpatica con cui passare del tempo a ridere a crepapelle ancora meglio. Oppure c’è lo Yoga della risata, che ha portato il ridere a un livello superiore: risate di 10 minuti per stimolare tutto, corpo e cervello. AH AH AH AH AH AH AH… ecc. ecc. Continua a leggere “6 abitudini per essere felici”

Di paure e meditazione

Qualche tempo fa Lalla mi aveva lanciato un articolo che parlava delle paure che conteneva una specie di sfida su come liberarsene. Siccome mi ritengo una persona un po’ ansiata e con qualche paura qua e là (giusto qualcuna…), la cosa ha subito destato la mia curiosità. L’articolo proponeva un esercizio semplice da svolgere ogni giorno per 5 minuti per liberarsi dalle paure e così mi sono detta: “perché no?”. Ho inserito in Habitica la daily “meditazione paure” e mi ci sono applicata.
Eccomi qui, quindi, a raccontarvi com’è andata. Continua a leggere “Di paure e meditazione”

Gli obiettivi non raggiunti

Circa un anno fa (o forse un po’ meno) mi ripromettevo come obiettivo per la prima parte del 2016 di fare il mio sito internet. Chiamavo a testimoni le genti della Meraviglia, facevo un patto di sangue col mio gatto e mi scrivevo grosso sul calendario sia la data di messa online, sia quella delle tappe intermedie.
Ero fiduciosa! Ma mai fiducia fu così mal riposta: mal riposta nel mio tempo, nella facilità di fare un sito ottimizzato SEO, nella mia capacità di organizzazione.
Come avrai forse intuito, ad oggi, gennaio 2017, il sito non è ancora pronto. Dopo aver scelto il template (due o tre volte), fatto una consulenza per ottimizzarlo SEO e aver deciso come strutturarlo, è accaduta la vita e il mio peggior difetto (procrastinazione). Sono entrati lavori inaspettati, sono stata sommersa e travolta da cose da fare, per cui il tempo per le attività non strettamente produttive è diventato zero o, quando c’era, è stato utilizzato per più piacevoli attività (leggi: Netflix), perché tanto “lo farò domani”.
E questo non è il solo obiettivo che mi ero prefissata e che non ho raggiunto nel 2016: non ho viaggiato quanto mi sarebbe piaciuto, non ho perso i chili che volevo e non ho raggiunto con la mia attività gli introiti che speravo.
Quando parti esaltatissima a inizio anno e poi a dicembre fai il bilancio e non hai raggiunto non uno, non due, non tre, ma ben quattro obiettivi (praticamente quasi tutti quelli che mi ero prefissata, ehm), è una bella batosta per l’autostima. L’ego ne esce con un bell’occhio nero, guardarsi allo specchio diventa improvvisamente difficile.
Che fare a quel punto? Sputarsi in faccia ogni volta che si incrocia il proprio sguardo in un riflesso? Prendersi a schiaffoni? Dare le capocciate al muro?
Io ho deciso di infischiarmene allegramente.
Ti è mai accaduta una cosa del genere? E cosa hai fatto? Se ho capito bene come funziona la mente di noi donne, questo è quello che capita: passiamo un sacco di tempo a deprimerci per quello che non riusciamo a fare e come non riusciamo ad essere, avviluppandoci in spirali di sensi di colpa che portano dritti dritti al barattolo di Nutella o al binge-watching su Netflix.
E invece NO! Ribelliamoci a questo modus operandi, cambiamo la nostra strada, diventiamo meravigliose!
Quindi, cosa fare quando non si raggiungono questi benedetti e agognati obiettivi? Non ho soluzioni definitive, ma il buonsenso mi detta queste tre semplici regole:

Prima cosa: non fustigarsi

È morto qualcuno? Hai fatto danni irreparabili? La risposta è NO (spero!), quindi silenzia quella vocina nel cervello che ti dice che non sei capace a fare niente e non riesci a portare a termine le cose. Sul perché e percome non abbiamo raggiunto gli obiettivi possiamo dibattere per eoni, ma di solito ci sono cause esterne (sono accadute cose al di fuori del nostro controllo) e cause interne (è effettivamente colpa nostra), mischiate in un modo che è davvero difficile dire: ecco se avessi fatto così e colà, ce l’avrei fatta. Meglio accettare la sconfitta e prepararsi mentalmente per provarci ancora.

Seconda cosa: cercare di capire perché

Prima di riprovarci però, meglio fermarsi ad esaminare le cause del fallimento. Non ripartiamo a tentoni, perché lo abbiamo già fatto e non ha funzionato! Cosa abbiamo sbagliato l’anno scorso? Per quanto mi riguarda ho sottostimato il mio tempo libero e il tempo che ci vuole per fare le cose di lavoro (quindi niente sito); sono stata incostante nell’alimentazione ragionata e nel movimento fisico (pochi chili persi); ho fatto programmi irrealistici per il viaggio che volevo fare tanto (andare in Scozia) e ho iniziato tardi a programmarlo (niente viaggio); ho lavorato a cose che mi hanno portato poco guadagno effettivo (ma di questo non me ne pento perché mi sono servite comunque). Questi sono stati i motivi per cui non ho raggiunto i miei obiettivi, ti consiglio di ragionarci un po’ su e scoprire i tuoi. E poi?

Terza cosa: cambiare metodo

E poi, riproviamoci, cambiando però il nostro approccio. È inutile ripercorrere la strada che ci ha già portato al fallimento, ne converrai con me. Cosa potremmo variare per arrivare effettivamente agli obiettivi che ci prefissiamo?

Possiamo per esempio ridurli un po’. Perdere meno peso, viaggiare di meno, fare una landing page invece di un sito intero. Possiamo poi pianificare meglio: cosa bisogna fare realmente per raggiungere questi obiettivi? Invece di segnarci (e sognarci) solo il risultato finale, possiamo creare una lista di risultati intermedi che possiamo raggiungere senza troppo sforzo, così da non essere sovrastate e schiacciate dall’immensità dell’OBIETTIVONE.
Possiamo anche farci aiutare, perché diciamocelo, è irrealistico che si possa fare tutto da noi. Io ho preso una nutrizionista e mi sono ripromessa che, se non riuscirò entro sei mesi, il sito lo farò fare a qualcun altro. Insomma, a un certo punto è raggiungere l’obiettivo quello che conta e un aiutino è più che lecito! Puoi chiedere aiuto a parenti e amici o professionisti, basta che individui chi può darti una spintarella per arrivare dove vuoi arrivare e lo contatti.

Cara Meravigliosa mia, raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo non è facile. La vita ci si mette di mezzo e spesso ci auto-sabotiamo; non basta voler fare o dover fare per FARE DAVVERO QUALCOSA. Dobbiamo imparare ad auto-hackarci (scusa per l’orrido neologismo) e capire quali sono i nostri limiti per girarci intorno o adattare gli obiettivi a quello che riusciamo a fare.
Come ultima spiaggia c’è sempre la tecnica BURN OR BURN di cui parla il nostro guru Nir Eyal in questo articolo (in inglese) in cui consiglia di fare una scommessa con se stessi mettendo in palio tanti soldi (una banconota da 100€ può andare bene) con la minaccia che se non si arriva al determinato obiettivo si brucia la banconota. Meglio avere qualcuno a testimone pronto ad eseguire l’infame compito nel caso noi fossimo dei bari. Pare funzioni!
Insomma, su il morale, giù le paranoie, e diamoci dentro con i nostri obiettivi, perché il 2017 è appena iniziato e io me lo sento, è l’anno buono; secondo me ce la faremo.
Ora corri a stampare la tua cartolina con l’unicorno Gianni e scrivici dietro il tuo obiettivo per quest’anno!
Con affetto,
Fran, Ire, Lalla, Luisa

52 libri per la Meraviglia

Come promesso nel primo post dell’anno, ecco la nostra lista di libri meravigliosi. Sono 52, idealmente uno a settimana, anche se l’anno è già iniziato, tanto siamo sicure che qualcuno lo hai già letto!
Online esistono sfide per gli amanti dei libri in cui i partecipanti si impegnano – croce sul cuore e stretta di mano con sputo – a leggere tutti i libri della lista, settimana dopo settimana. Ma sai che c’è? Noi non crediamo in questo genere di cose. O meglio, speriamo – e ci auguriamo – che tu decida di leggere questi libri spinta dal desiderio di fare qualcosa di bello per te, di dedicarti del tempo, e magari fare nuove e inaspettate scoperte.

È questa l’unica sfida che ti proponiamo: lasciarti meravigliare attraverso la lettura.

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2017: progetti per la meraviglia

Buon 2017 meravigliosa! Mentre scriviamo siamo tutte insieme per il nostro ritrovo annuale a Pemberley Manor. Stiamo programmando il futuro di UAdM e abbiamo tante novità in serbo per te!

uadm
Foto di repertorio a Pemberley Manor

Innanzitutto: UAdM è cresciuto tantissimo negli ultimi mesi e siamo super contente perché il nostro obiettivo per il 2017 è cambiare il mondo, quindi più siamo meglio è!
Come vogliamo cambiare il mondo? Aiutando le persone ad essere meravigliose e a meravigliarsi ogni giorno, promuovendo la gentilezza e l’amore per quello che ci circonda. Continua a leggere “2017: progetti per la meraviglia”